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Investment Strategy: tra Fed e Grecia, ecco come ridurre il rischio in portafoglio

Nel mese di Marzo gli strumenti rischiosi si sono presi una pausa. I mercati azionari globali sono rimasti stabili mentre i governativi hanno riportato una buona performance.

Effettivamente, l’approccio meno aggressivo da parte della banca centrale americana su un possibile rialzo dei tassi di interesse, la crescita tiepida negli Stati Uniti e il Quantitative Easing nell’Eurozona hanno fatto scendere i rendimenti su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il Quantitative Easing adottato dalla Banca Centrale Europea ha dominato la scena, portando a un temporaneo ampliamento degli spread tra Treasury e Bund a 190 punti base.

Punti chiave

  • Cambia il nostro suggerimento a breve termine: consigliamo di tornare a un’allocazione a breve termine neutrale. Il principale motivo è imputabile agli Stati Uniti, sia nel mercato azionario sia in quello obbligazionario. Nel mercato azionario stiamo passando a una posizione sottopesata negli US poiché il dollaro forte sta riducendo le proiezioni degli utili e il mercato registra valorizzazioni abbastanza costose. Abbiamo ridotto a sottopesata anche la posizione in azioni cinesi (A-shares) dopo l’eccezionale rialzo. Manteniamo la posizione sovrappeso nell’Area Euro. Nel mercato obbligazionario abbiamo ridotto la posizione in Treasury da sovrappesata a neutrale poiché le prospettive di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve dovrebbero far salire il premio a termine.
  • La crescita globale prosegue. Abbiamo rivisto al ribasso dal 3,2% al 2,9% le nostre previsioni di crescita per gli Stati Uniti, mentre abbiamo rivisto al rialzo dall’1,3% all’1,5% le previsioni per l’Area Euro, per la stessa ragione, ovvero le variazioni del tasso di cambio. Rivediamo al rialzo anche le previsioni sull’inflazione nell’Eurozona, da -0,7% a zero, a seguito della svalutazione dell’euro.
  • Le politiche monetarie molto probabilmente continueranno a seguire percorsi divergenti. Crediamo che la banca centrale americana si sentirà abbastanza “fiduciosa” da innalzare i tassi a Settembre. Invece le banche centrali dei paesi emergenti, a partire dalla banca centrale cinese, continueranno con una politica accomodante. La Banca Centrale Europea continuerà ad acquistare titoli a un ritmo di 60 miliardi di Euro al mese.
  • La Grecia continua a rappresentare un rischio importante. È ancora possibile un accordo dell’ultimo minuto prima del prossimo incontro dell’Eurogruppo (previsto per il 24 Aprile), con due scenari verosimili: controlli sui capitali come a Cipro, poi un ritorno alla normalità, oppure un’uscita progressiva dall’euro con la protezione dei controlli sui capitali. In entrambi i casi gli strumenti rischiosi ne risentirebbero.

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1. Crescita USA come quella del 2014?

Apparentemente in contrasto coi segnali di ripresa nell’Eurozona, l’economia negli Stati Uniti mostra segnali di rallentamento. La crescita del PIL nel 4° trimestre è stata confermata al 2,2% (rettificato su base stagionale), ma i principali dati sull’economia sono scesi. Ci aspettiamo un calo del PIL nel 1° trimestre, anticipando una crescita intorno all’1,5%, con rischi che persistono visto che buona parte dei dati sul 1° trimestre non sono stati ancora pubblicati.

I dati meno positivi dipendono probabilmente da fattori temporanei. Tra questi, l’inverno rigido soprattutto nel Nord Est, la crisi dei porti della costa del Pacifico che ha influito sulle forniture al dettaglio e sul settore manifatturiero, oltre ai tagli degli investimenti fissi nel settore dell’energia a seguito del calo del prezzo del petrolio. Alcuni di questi fattori potrebbero persistere nel secondo trimestre per poi scomparire lentamente

Il dollaro forte probabilmente avrà un impatto più persistente. Anche se è sceso rispetto ai livelli massimi toccati dopo l’incontro del FOMC a Marzo, è ancora più alto dell’8% circa in termini ponderati per gli scambi commerciali. Si tratta di un aumento superiore al previsto che probabilmente graverà sull’attività economica nei prossimi anni. Tuttavia, il calo del prezzo del petrolio (che ad oggi ha fatto incrementare il risparmio in assenza di spesa) e i bassi rendimenti delle obbligazioni a 10 anni (meno 80 punti base circa rispetto all’anno precedente) dovrebbero stimolare l’attività nei prossimi trimestri. Stiamo rivedendo al ribasso le stime del PIL al 2,9% (3,2%) nel 2015 e al 2,8% (3,1%) per il 2016, in previsione di un rallentamento nel 1° trimestre e de perdurare del dollaro forte.

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Il surprise gap (Figura 2)[1]ci invia segnali positivi, infatti è in ripresa nonostante il calo dell’indice ISM a quota 51,5 (rispetto al 52,9 precedente).

Le previsioni sui tassi di interesse negli Stati Uniti restano un fattore cruciale. Dall’incontro del FOMC di Marzo è emerso che le decisioni del Comitato dipenderanno interamente dai dati economici, con un possibile aumento dei tassi a partire da Giugno. Tuttavia, i partecipanti hanno rivisto al ribasso le proiezioni economiche, in parte in risposta al rafforzamento del dollaro. La Federal Reserve deve sentirsi “ragionevolmente fiduciosa” che l’inflazione salirà nei prossimi anni prima di intraprendere una stretta monetaria. Crediamo che sarà difficile giungere a questo grado di fiducia entro il mese di Giugno, nonostante “diversi” partecipanti all’incontro di Marzo ritengano probabile questa scadenza. Noi crediamo che una crescita più rapida dei salari convincerà il Comitato ad alzare i tassi entro il mese di Settembre. Considerata la divergenza tra le aspettative della Fed e quelle del mercato, è possibile che il mercato reagisca bruscamente all’avvio della stretta. Crediamo quindi che il Comitato procederà con cautela. L’eccessiva contrazione delle condizioni finanziarie potrebbe rallentare il ciclo di rialzo dei tassi.

La crescita del PIL nel Regno Unito nel 2014 è stata rivista al rialzo al 2,8% (dal 2,6%), più in linea con le nostre aspettative dello scorso anno. Le previsioni nell’immediato sembrano meno brillanti, con un aumento trimestrale del PIL dello 0,5%. In seguito, il ritmo della crescita potrebbe accelerare, trainato dalla robusta espansione del reddito reale delle famiglie, sostenuto dall’azzeramento dell’inflazione a Febbraio sull’onda del calo del prezzo del petrolio. Prevediamo una crescita del 2,6% nel 2015 e del 2,7% nel 2016. Queste previsioni dipenderanno dai risultati delle elezioni del 7 Maggio. Le previsioni sono molto incerte, con un’ampia gamma di sviluppi possibili sul fronte della politica economica, che potrebbero influenzare molto le proiezioni.[2]

Il comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra per il momento è unanime nella decisione di proseguire con la politica attuale. A fronte della bassa inflazione, uno dei membri ha ipotizzato un possibile allentamento monetario. A nostro giudizio, il prossimo intervento sarà un rialzo dei tassi che però sarà rinviato al 2016 a causa dei timori collegati alla bassissima inflazione.

2. Eurozona: i poteri magici del QE

Il mese di Marzo 2015 sarà ricordato in Europa come l’inizio del piano di acquisto di titoli di stato da parte della Banca Centrale Europea. In un mese la BCE ha raggiunto gli obiettivi, con l’acquisto di titoli per 52,5 miliardi di euro nell’ambito del piano PSPP. Sembra che il piano stia producendo l’effetto voluto, i tassi di interesse sono in calo, le azioni in aumento, l’euro si svaluta e le previsioni inflazionistiche salgono. Ci aspettiamo che il piano durerà abbastanza da mantenere i tassi di interesse estremamente bassi per almeno i prossimi 24 mesi. Le previsioni della BCE sull’inflazione 2017 all’1,8% sembrano eccessive ed è possibile che il piano venga rinviato oltre la conclusione prevista per Settembre 2016.

La grande sorpresa è che il lancio del piano di acquisto di titoli di stato ha coinciso con la ripresa dell’economia. Nel settore corporate, la brusca svalutazione dell’euro, abbinata all’allentamento delle condizioni finanziarie, sta facendo salire gli utili e genera domanda di credito. Per quanto concerne l’effetto sulle famiglie, l’inflazione negativa e il miglioramento del mercato del lavoro favoriscono la spesa.

In considerazione del momentum a inizio 2015 e delle nostre nuove proiezioni sul cambio Eurodollaro, rivediamo al rialzo le stime di crescita nell’Eurozona. Prevediamo che il PIL crescerà dell’1,5% sia nel 2015 che nel 2016. A livello dei singoli paesi, prevediamo che Germania, Spagna e Paesi Bassi faranno meglio di Francia e Italia. Ma gli investitori dovrebbero monitorare attentamente questi due paesi. L’inversione di rotta in Italia potrebbe essere uno degli eventi macroeconomici più importanti nel 2015. Le riforme nel mercato del lavoro iniziano a produrre i primi frutti, mentre la riforma delle Banche Popolari potrebbe rivoluzionare il settore finanziario. Si vede la luce alla fine del tunnel per l’Europa ancora in crisi.

3. Mercati emergenti: sempre più deboli

Lo scenario economico nelle economie emergenti resta debole, ed è già peggiorato in Russia e Brasile, due delle principali economie emergenti che verosimilmente sono entrate in recessione all’inizio del 2015 a giudicare dal brusco calo della produzione industriale a Gennaio e Febbraio.

Più in generale, le vendite al dettaglio e la produzione industriale rallentano in tutte le regioni poiché il calo dell’inflazione determinato dai prezzi dell’energia ha fatto salire i tassi di interesse reali e ridotto gli investimenti. Di conseguenza, il divario a livello del ciclo economico tra i mercati consolidati e i mercati emergenti si è ampliato ulteriormente. Anche i mercati emergenti in Asia hanno rallentato, come evidenziato dagli ultimi indici PMI. Si intensificano infatti le preoccupazioni per l’economia cinese, poiché gli indicatori di tendenza ad alta frequenza restano sotto tono ed hanno spinto le autorità a intervenire attraverso un allentamento delle condizioni di credito ipotecario. Nel contempo, il governo cinese continua a introdurre politiche volte all’applicazione di riforme strutturali dell’economia, più recentemente con la proposta di un piano di assicurazione sui depositi che preannuncia una più ampia deregolamentazione del mercato finanziario.

Il rapido calo dell’inflazione consente alle banche centrali asiatiche di pensare a un allentamento monetario. Alcuni paesi (tra cui Singapore e Tailandia) già prevedono un calo dell’inflazione annuale collegato alla flessione dei prezzi delle commodity.

Prevediamo che la politica monetaria nei paesi emergenti resterà accomodante, visto il perdurare dei rischi di una flessione dell’inflazione a fronte dell’indebolimento dell’attività economica, del calo dei prezzi delle materie prime e della temporanea riduzione delle pressioni al ribasso sulle valute.

I tentativi di alleggerire le condizioni di finanziamento dovrebbero favorire le prospettive di crescita a breve termine; noi prevediamo che la crescita del PIL in Cina si stabilizzerà al 7,1% nel 2015.

4. Ridurre il rischio nel breve termine

Sembra un “dejà vu”. Se non fosse per la liquidità, i mercati sarebbero più preoccupati a fronte della crescita deludente, Eurozona a parte. Il lieve rallentamento della crescita nel 1° trimestre è stato un tema ricorrente negli ultimi anni, seguito da un rimbalzo nei trimestri successivi.

Dovremmo quindi semplicemente ignorare l’indebolimento dello scenario economico e sperare in un contesto più favorevole? Siamo tentati di dire di sì, ma c’è un grosso ostacolo da considerare, ovvero il primo rialzo dei tassi da parte del FOMC.

Come abbiamo spiegato, crediamo che la banca centrale americana alzerà i tassi a Settembre nonostante il tono più accomodante del Presidente Yellen alla conferenza stampa e nei discorsi successivi.[3]

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Anche se siamo inclini a ritenere che l’inizio di un ciclo di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve sia una buona notizia, poiché sarebbe collegato al rafforzamento dell’economia, nel breve termine (ovvero i prossimi 3-6 mesi), potremmo assistere a un aumento della volatilità.

Questo ciclo di politica monetaria è stato alquanto diverso sotto numerosi aspetti e non possiamo paragonarlo a nessun ciclo precedente. Ma negli ultimi 50 anni ci sono stati due periodi in cui le autorità monetarie statunitensi hanno mantenuto i tassi invariati per più di un anno prima di avviare la stretta, nel 1994 e nel 2004. In entrambi i casi le azioni hanno prodotto un rendimento buono se non ottimo nei 12 mesi precedenti al primo rialzo (Figura 4).

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Dal Settembre dello scorso anno, il mercato degli Stati Uniti ha prodotto un rendimento del 5% circa. Le valutazioni sono più o meno simili in tutti e tre i casi (circa 20x), ma la differenza principale riguarda l’accelerazione degli utili. Dopo le due recessioni, gli utili societari sono saliti a un tasso a due cifre e hanno accelerato. Oggi la crescita degli utili negli Stati Uniti è poco oltre lo zero e il rischio di nuove delusioni sale di giorno in giorno mentre ci avviciniamo alla pubblicazione dei dati del 1° trimestre.

Questo scenario ci preoccupa, pertanto suggeriamo di ridurre a sottopesata la posizione in azioni americane nel breve termine. Di conseguenza consigliamo anche di ridurre il peso complessivo delle azioni a neutrale.

Nel più lungo termine, l’azionario resta la nostra asset class preferita semplicemente perché siamo ancora convinti che i) la banca centrale americana sarà estremamente prudente nel ciclo di aumento dei tassi e qualsiasi segnale di debolezza economica sospenderà gli interventi, ii) la liquidità resta abbondante nel resto del mondo, non solo nell’Area Euro ma anche in Giappone e nei mercati emergenti (ad eccezione del Brasile che è uno dei grandi paesi), iii) la crescita continua a migliorare su scala globale, per quanto lentamente, e iv) tornano fusioni e acquisizioni considerata l’abbondanza di liquidità nelle casse delle imprese.

5. Obbligazioni: neutralità per i Treasury

I titoli sovrani dei mercati sviluppati sono saliti nell’ultimo mese. Nel momento in cui scriviamo, i rendimenti a 10 anni negli Stati Uniti scambiano intorno all’1,9%. Sull’onda del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea, i rendimenti dei Bund sono scesi ad appena 0,16%.

Come ampiamente previsto, la Federal Reserve non ha più utilizzato il termine “pazienza” nelle dichiarazioni ufficiali. Tuttavia, ciò che è più importante è il fatto che i “dot plot” (ovvero le stime dei membri dell’FOMC sul tasso target) indicano uno o due rialzi dei tassi nei prossimi anni, con un conseguente brusco calo dei rendimenti accompagnato da un appiattimento verso il basso (cd bull flattening) pronunciato della curva dei rendimenti, da circa 150 punti base prima dell’incontro dell’FOMC a circa 135 p.b. al momento in cui scriviamo. Inoltre, in uno dei recenti discorsi, il Presidente Yellen ha ipotizzato una stretta graduale. In pratica, tutti questi fattori implicano che i rendimenti dei Treasury resteranno bassi, presumibilmente tra 1,7% e 2,2% nel breve termine. Considerato il livello odierno dei rendimenti, il profilo di rischio e rendimento a breve termine sembra piuttosto equilibrato. Di conseguenza, suggeriamo di chiudere la posizione tattica al rialzo introdotta a metà Febbraio, ritornando a un peso neutrale negli Stati Uniti e nel reddito fisso in generale.

Con la Pasqua si è chiuso il primo mese del piano di acquisto di titoli di stato (PSPP) da parte della BCE, con il previsto impatto sui mercati obbligazionari; di fatto sono scesi i rendimenti ovunque, con rendimenti persino negativi per le scadenze a 3-5 anni e un marcato appiattimento della curva nei paesi core e semi-core. Resta qualche delusione di minor conto, gli spread sui titoli sovrani dei paesi periferici non si sono (ancora) ristretti come previsto. Riteniamo che questo ritardo dipenda dal fatto che l’avvio del QE ha coinciso con una robusta emissione di titoli periferici. Ma, in base alle nostre previsioni, questo fattore tecnico verrà meno nei prossimi mesi, dando più spazio a una possibile stretta ben al di sotto dei 100 p.b. considerata la gigantesca fame di rendimento. Inoltre, i verbali della BCE confermano che la politica monetaria ha inserito il “pilota automatico” almeno fino a settembre 2016.

Tutto ciò conferma le nostre previsioni per cui i rendimenti nell’Eurozona possono procedere ancora in questa direzione, sia nei paesi core sia nei periferici. Pertanto confermiamo la nostra posizione sovrappesata in titoli sovrani europei, sia core che periferici.

Gli spread del credito si sono allargati a Marzo, principalmente a causa dell’offerta molto abbondante su entrambe le sponde dell’Atlantico (in particolare per gli emittenti non europei in euro) che hanno portato ad una certa “indigestione” nel mercato.

Nonostante l’ampliamento degli spread, il rendimento complessivo è stato contenuto ancora una volta dal rally dei tassi. Di conseguenza, l’andamento del credito a Marzo ha seguito uno schema simile al mese di Gennaio: la duration ha sovraperformato i titoli a più alto beta. Tuttavia, nel corso del trimestre, il segmento high yield ha superato l’investment grade, ed il credito in sterline ha superato quello in dollari e euro grazie alla duration in media più lunga.

Oltre all’offerta massiccia, un altro tema che continua a dominare il mercato (e che è in parte collegato all’offerta) sono le fusioni e le acquisizioni. L’attività in Europa è in costante ripresa. Detto questo, l’impatto complessivo sullo spread derivante dall’attività di fusioni e acquisizioni resta limitato poiché non rileviamo una forte esuberanza dei prezzi.

Nel complesso, ci aspettiamo un miglioramento delle condizioni di mercato per gli spread di credito nel breve termine, e in particolare in euro, poiché la stagione di pubblicazione degli utili dovrebbe determinare il consueto calo dell’offerta (dovuto ai periodi di blackout), mentre l’afflusso di liquidità dal piano di acquisto di titoli di stato da parte della Banca Centrale Europea continuerà a favorire la propensione al rischio e alimentare la caccia al rendimento.

6. Azioni: sottopesare Wall Street

Siamo sempre più preoccupati per il mercato statunitense. Non solo scambia su valori costosi rispetto al resto del mercato, ma l’utile per azione è del 15% superiore alla media e i margini di utile probabilmente scenderanno a causa:

  • della forza del dollaro,
  • della normalizzazione della politica monetaria[4],
  • dell’aumento del costo unitario del lavoro.

La nostra previsione di crescita degli utili per i prossimi trimestri è pressoché pari a zero. Certamente le condizioni del mercato hanno favorito diverse operazioni importanti di fusione e acquisizione. Crediamo che queste dinamiche continueranno a rappresentare un fattore positivo, ma dubitiamo che siano in grado di spingere il mercato molto al rialzo. Le imminenti delusioni sul fronte degli utili potrebbero rendere il mercato più prudente, con qualche correzione di minore entità. Suggeriamo di ridurre la posizione sul mercato statunitense a sottopesata.

Il Quantitative Easing della Banca Centrale Europea continuerà a favorire le azioni dell’Eurozona. Primo, i rendimenti bassissimi dovrebbero continuare a spingere gli investitori verso le azioni e lontano dalle obbligazioni, generando abbondanti flussi di capitale verso il mercato azionario locale. Secondo, come è avvenuto con il piano OMT nel 2012, il Quantitative Easing della BCE migliora il sentiment del mercato, riducendo quindi il premio per il rischio richiesto dagli investitori per investire in azioni. Terzo, l’indebolimento dell’euro, che entro fine anno raggiungerà probabilmente la parità col dollaro, dovrebbe incrementare gli utili per azione di 4 punti percentuali nel 2015. Quarto, la riduzione dell’indebitamento e l’andamento dei tassi di interesse dovrebbero tradursi in una riduzione del servizio del debito e in un aumento dei margini delle imprese. Le azioni dell’Area Euro sono diventate uno degli investimenti preferiti dagli investitori (Figura 5.).

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Le prospettive ci sembrano ancora negative per il mercato britannico in vista delle elezioni di Maggio che diffondono molta incertezza.

Il Giappone resta uno dei nostri favoriti. Le imprese stanno raccogliendo i frutti derivanti dalla svalutazione dello yen che si manifestano in un aumento degli utili. Hanno ristabilito i margini e stanno guadagnando quote di mercato, a favore della crescita dei ricavi. Prevediamo che la Banca del Giappone annuncerà nuove misure intorno a metà anno, quando sarà più chiaro l’esito delle trattative sui salari. Seguendo l’esempio del GPIF, molti investitori istituzionali alleggeriscono l’investimento in JGB a favore di strumenti più rischiosi, come le azioni locali, e dovrebbero continuare in questa direzione.

La posizione (sovrappesata) nei mercati emergenti in Asia dovrebbe continuare a dare risultati positivi rispetto alla posizione (sottopesata) in altri mercati emergenti. I fondamentali macroeconomici dei mercati emergenti in Asia restano positivi e gli incentivi monetari aumentano, soprattutto in Cina. Eppure occorre prudenza dopo le performance eccezionali del mercato cinese nell’ultimo anno. Oggi il mercato A-shares scambia intorno o oltre il multiplo di 20x e appare semplicemente costoso. Una correzione dovrebbe offrire una tregua auspicabile.

7. Rischi

    • La volatilità dei mercati finanziari si riversa sulle economie reali, incidendo sulle prospettive di crescita globale
    • Attacchi terroristici su scala globale, instabilità in Medio Oriente
    • Instabilità politica in Europa
      • La Grecia decide di uscire dall’Unione
      • a seguito dei voti per l’indipendenza
      • divergenza fiscale nell’Area Euro.
    • Le forze deflazionistiche prevalgono nell’Eurozona con possibili ripercussioni in altre regioni.
    • “Exit strategy” mal congeniate da parte delle grandi banche centrali.

 

Asset allocation suggerita

Il nostro punto di vista

    • Ridurre l’allocazione a breve termine tornando su una posizione neutrale. Il rafforzamento del dollaro fa nascere nuovi dubbi sugli utili negli Stati Uniti. Inoltre, il previsto rialzo dei tassi da parte della Fed ci spinge a riportare i Treasury a una posizione neutrale, pertanto suggeriamo di neutralizzare la posizione nelle principali asset class, credito compreso.
    • Le prospettive a più lungo termine per gli strumenti rischiosi restano invariate, infatti la crescita prosegue e la liquidità resta abbondante.
    • L’imminente normalizzazione della politica monetaria US e UK resta un fattore negativo per il mercato del reddito fisso in generale, nel lungo termine, ma l’espansione patrimoniale della Banca Centrale Europea e della Banca del Giappone sarà positiva nel breve periodo.

    • Le previsioni di crescita negli USA restano sostanzialmente invariate ma prevediamo qualche delusione sul fronte degli utili nel breve, suggeriamo quindi di ridurre a sottopesata la posizione nella zona. L’Area Euro crescerà oltre l’1% e dovrebbe beneficiare di una politica monetaria aggressiva.
    • Giappone: gli investitori istituzionali ribilanciano il portafoglio a favore dell’azionario, i multipli delle valutazioni sono interessanti e la crescita dei salari accelera, tutti fattori positivi.
    • Peggioramento della crescita e volatilità dei cambi ci spinge verso una posizione sottopesata nei mercati emergenti (Asia esclusa). Confermiamo la posizione sovrappesata negli EM asiatici poiché l’attività economica dovrebbe beneficiare di nuovi stimoli. Il basso costo del petrolio è un elemento molto positivo.

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      • A seguito di dati economici più deboli (negli US), i rendimenti sono scesi ed allontanati ulteriormente dai fondamentali. Eppure le autorità monetarie hanno reso chiaro che è giunta l’ora di chiudere con la politiche ultra accomodanti. Suggeriamo di riportare i Treasury su una posizione neutrale.
      • Il QE della BCE favorisce molto tutti gli strumenti a reddito fisso in euro; i rendimenti dei Bund scambieranno su valori inferiori nel breve termine per spostarsi alteralmente verso fine anno (nuovo target di fine 2015 < 0,1%).
      • Giappone: Il QQE XXL della Banca del Giappone manterrà i rendimenti dei JGB su livelli molto bassi.
      • Le aspettative inflazionistiche hanno iniziato a stabilizzarsi in linea col prezzo del petrolio. Il movimento negativo dell’inflazione si esaurirà presto, riportando in primo piano le valorizzazioni.

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  • Il QE della BCE non ha ancora prodotto l’effetto previsto sugli spread. Confermiamo la preferenza per il credito n euro rispetto agli Stati Uniti.
  • L’aumento dei rendimenti richiede prudenza e selettività. High yield: Stati Uniti favoriti grazie alla solidità patrimoniale delle imprese.

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Previsioni

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Grafici: surprise gap e rab

Indicatore surprise gap in Eurozona

Nel mese di Marzo il surprise gap dell’Area Euro continua ad accelerare, a conferma del miglioramento dello scenario economico. La produzione è salita molto in Spagna e Germania, ha rallentato in Francia e resta sotto valori medi in Italia. Eppure, in media, la crescita ha accelerato più di quanto previsto dalle imprese stesse, un segnale positivo per l’immediato futuro.
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Indicatore surprise gap in USA

L’indice ISM è sceso ancora a 51,5, ma il rallentamento non è stata una sorpresa: gli ordini sono stati deboli negli ultimi tre mesi, pertanto il surprise gap negli Stati Uniti è entrato in territorio neutrale; è una buona notizia poiché non si prevedono nuovi rallentamenti. Alcuni dei fattori alla base del rallentamento sono temporanei, come le cattive condizioni climatiche. Il brusco calo degli investimenti fissi nel settore petrolifero ha rallentato gli investimenti da parte delle imprese, ma sarà temporaneo. La forza del dollaro rappresenta un ostacolo, tuttavia va valutata attentamente poiché è il risultato di un’economia robusta.
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Indicatore della propensione al rischio (RAB)

Il nostro indicatore della propensione al rischio è tornato in territorio “risk-on” ma senza convinzione.
Aspetto più importante, le componenti cicliche e sistemiche del RAB si stanno muovendo ancora in direzioni opposte. Sul fronte ciclico, le sorprese economiche negative negli Stati Uniti pesano ancora sul sentiment del mercato, in particolare per l’azionario. Sul fronte sistemico, i progressi dipendono principalmente dal miglioramento delle correlazioni tra titoli e dall’evoluzione positiva dei credit spread corporate.
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Le informazioni e i dati si riferiscono al 10 aprile 2015

1 Per ulteriori dettagli si rimanda alla sezione “Previsioni”.

2 Page D., ”UK Election Preview”, AXA IM Research, Aprile 2015

3 Yellen, J., “Normalizing Monetary Policy: Prospects and Perspectives”, Federal Reserve Bank of San Francisco, San Francisco, Marzo 2015

4 Wenzel, F; Signori, O., “How US markets behave before and after the first rate hike – a historical comparison”, AXA IM Research, luglio 2014

Scarica il documento di Investment Strategy – 10 aprile 2015

Team di Research & Investment Strategy

There are 1 commento

  • Published by Giuseppe on Reply

    Bella analisi. Completa ed efficace.
    Grazie

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