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Guerra dei dazi: aspetti teorici

Si è scritto molto sugli attriti commerciali innescati dall’amministrazione Trump, tema del giorno che ci accompagna ormai da mesi. In quest’articolo vorrei ritornare brevemente su questa tematica da un punto di vista puramente teorico, per tentare di capire quali possano essere le conseguenze di questo stravolgimento del modello “World Trade”.

 

La legge del prezzo unico

Il punto di partenza è l’idea secondo cui il prezzo di beni di scambio non può variare in base alla locazione, perché in caso contrario la domanda si sposterebbe verso i luoghi dove il prezzo è più vantaggioso, arbitraggiando così il mercato. Questo è ancor più vero in un “mondo liquido” dove i consumatori sono abituati a imputare gli ordini su un sistema informatico. La legge del prezzo unico però non vale per i beni non soggetti al libero scambio, come per esempio i servizi. Anche i beni che incorporano un sostanziale costo di trasporto rientrano in questa categoria. L’imposizione di una struttura di dazi è pertanto equivalente a trasformare dei beni passibili di scambi internazionali, in beni “locali” il cui scambio è affetto da un grado variabile di frizioni.

 

L’effetto di Balassa-Samuelson

Che legame c’è tra la legge del prezzo unico e la situazione attuale del commercio mondiale? Una ipotesi fondamentale nello studio delle economie cosiddette “aperte” viene attribuita tra gli altri a Paul Samuelson e Béla Balassa. In breve: le differenze strutturali negli indici dei prezzi al consumo internazionali possono essere spiegate con un evidente differenziale di produttività tra i beni di scambio e non. Una caratteristica dei dazi è quella di proteggere quei settori che sono relativamente meno produttivi nel contesto internazionale, vuoi per questioni legate ai costi fissi di trasporto, vuoi per la storia accumulata da essi stessi. Facendo così, si aumenterà artificialmente il salario in un settore domestico relativamente poco produttivo (nota: salario relativo sia ai settori simili stranieri che ai settori domestici più produttivi). Il risultato finale di una politica di dazi sarà quindi:

  1. Un aumento generalizzato dell’inflazione domestica, oppure;
  2. Un abbassamento della produttività domestica (i.e. più risorse pubbliche a beneficio di un settore relativamente meno produttivo), oppure;
  3. Una combinazione dei punti uno e due.

 

Conclusioni

Ovviamente la mia analisi è volutamente semplificata, a scopo dimostrativo. Il punto da tenere a mente, nel contesto della “guerra dei dazi” è il potenziale effetto positivo sull’inflazione in concomitanza con l’effetto negativo sulla produttività e quindi sul potenziale di crescita nel lungo periodo. Non sono del tutto convinto che il Presidente Trump sia intenzionato a assumersi volontariamente il rischio di non essere rieletto per altri quattro anni…

 

Alessandro Tentori

Chief Investment Officer
AXA Investment Managers Italia

 

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