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Mercati Obbligazionari: la luce alla fine del tunnel

Negli ultimi tempi il settore del reddito fisso è stato messo a dura prova dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e dall’ampliamento degli spread di credito in alcune asset class. La debolezza dei mercati emergenti, i titoli di Stato italiani e il rendimento del 3% raggiunto dai Treasury a 10 anni negli Stati Uniti hanno riempito le prime pagine dei giornali di notizie negative, alimentando un certo nervosismo riguardo alle prospettive del mercato obbligazionario.

In questo momento i dati economici provenienti da oltreoceano sono abbastanza positivi, giustificando i rendimenti più elevati dei Treasury, ma il tema generale della “crescita positiva sincronizzata” degli ultimi anni ha perso consistenza a causa della debolezza dei mercati emergenti, dei dati economici europei e della crescita sottotono del Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit. Approfittando delle valutazioni più convenienti offerte dai titoli governativi e di un ciclo economico e di mercato ultramaturo, abbiamo iniziato a costruire un portafoglio più focalizzato su titoli di qualità più elevata e con duration più lunghe.

 

Tassi e approccio “barbell” al credito

Nell’ambito di AXA WF Global Strategic Bonds Fund, un fondo obbligazionario globale unconstrained e non dipendente da alcun benchmark, che va alla ricerca delle opportunità migliori nell’universo obbligazionario globale, abbiamo aumentato la duration da un’esposizione limitata (2 anni a fine 2017) ai quasi 5 anni odierni. Abbiamo incrementato la duration sui Treasury decennali e sui Bund a 30 anni per trarre beneficio del miglioramento delle valutazioni e di una potenziale stabilizzazione, se non di un rally, dei rendimenti.

Oltre a prediligere i titoli di Stato di qualità elevata, abbiamo aumentato i livelli di liquidità (8%) e aperto una posizione in CDS, che saranno favoriti da un eventuale ampliamento degli spread. Ciò non significa che stiamo del tutto ignorando gli “asset rischiosi” nelle parti più basse della curva del credito. Manteniamo un 10% in mercati emergenti, prevalentemente in titoli denominati in USD con un rendimento del 6%, ma teniamo in portafoglio anche titoli degli EM dell’area euro, che offrono un interessante rendimento del 5,5% nella nostra valuta. Il segmento High Yield americano rappresenta la nostra esposizione migliore da inizio anno, ed è anche la nostra massima allocazione, al 16%.

 

I rendimenti iniziano ad avvicinarsi alla “nuova normalità”

La diversificazione del nostro fondo globale unconstrained combina asset sensibili al credito e ai tassi d’interesse per offrire rendimenti interessanti corretti per il rischio. Negli ultimi 6 anni dal lancio, abbiamo generato un rendimento annualizzato in euro del 3,0% (al netto delle commissioni) con una volatilità di poco superiore al 3%.

A fronte dell’attuale asset mix di duration più lunghe, yield salito al 4% (USD) nel segmento US Investment Grade, e rendimenti più elevati sia negli USA che nei mercati emergenti, dove abbiamo una duration più breve e sono possibili yield fino al 6,5%, gli asset di AXA WF Global Strategic Bond rendono quasi il 2% in euro. Prevediamo di riuscire a distribuire tra il 2 e il 3% nel corso dell’anno sul 2018 (I EUR)

 

Fonte: Bloomberg

 

La duration è ancora una copertura dal rischio di credito

Prima o poi l’attuale ciclo di mercato lungo dovrà finire. Come con la fine di qualsiasi ciclo, è prudente tenere in portafoglio titoli a reddito fisso di qualità più elevata, orientandosi verso asset sensibili ai tassi d’interesse più che al rischio di credito. Oltre ad offrire una naturale copertura dall’esposizione al rischio di credito, siamo del parere che un’eventuale flessione della propensione al rischio di tipo azionario potrebbe esporre l’attuale posizionamento di generale sottopeso del mercato in titoli di Stato, dando nuovo impulso ai rendimenti, seppure nel contesto di risultati più contenuti rispetto ai cicli precedenti in ragione dei tassi di rendimento più bassi.

Ciò che potrebbe risultare più penoso sarebbe scoprire che, nel momento in cui si verificasse un ribasso, il fatto di detenere un portafoglio obbligazionario senza alcuna esposizione ai tassi d’interesse ed esclusivamente concentrato sul rischio di tipo azionario costerebbe di più che rinunciare oggi ai titoli di Stato.

 

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