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Iggo: ancora qui

La Gran Bretagna avrebbe dovuto lasciare l’UE oggi. Non è andata così. Comunque, il Parlamento potrebbe finalmente riuscire a trovare un accordo su come procedere. Abbiamo però imparato che nulla va dato per scontato. Il rischio che la Brexit non si faccia potrebbe portare all’approvazione dell’accordo estremamente impopolare predisposto dal Primo Ministro Theresa May. Se ciò dovesse accadere, qualcuno tirerebbe un sospiro di sollievo, ma pochi nel Regno Unito sarebbero veramente contenti.

Iggo: più in alto non si va

La Federal Reserve mantiene i tassi invariati. Secondo il mercato, il ciclo di rialzi è terminato e il prossimo intervento della banca centrale americana potrebbe essere un taglio dei tassi. Per il momento si delinea uno scenario rialzista. Il rischio di tasso è diminuito molto e ciò dovrebbe spingere gli investitori obbligazionari a preoccuparsi meno per la duration in portafoglio. Si tratta di un fattore positivo anche per il credito, considerato che l’anno scorso, quando la Federal Reserve alzava i tassi ogni tre mesi, gli spread si sono ampliati e il credito ha riportato performance negative.

Iggo: va tutto bene

La Brexit avverrà tra due settimane, oppure sarà rinviata, o potrebbe non avvenire mai. Il Parlamento britannico è diviso, così come divisi sono i membri che rappresentano i due principali partiti politici. Il Paese è stanco e ci sono aspetti della vita economica che ne stanno risentendo. Anche nei casi in cui emerge qualche certezza, gli accordi commerciali a più lungo termine per le imprese britanniche restano alquanto incerti, sebbene ci stiano dicendo che verrà siglato un “bellissimo accordo” con gli Stati Uniti.

Iggo: il governo può spendere all’infinito

Le delusioni sul fronte della crescita e le preoccupazioni per la disuguaglianza mettono in difficoltà la politica economica tradizionale. Ad aggravare la situazione c’è l’inerzia apparente della politica in numerosi Paesi. Gli Stati Uniti sono ricorsi agli stimoli fiscali ma nessun altro Paese li sta prendendo seriamente in considerazione. Le banche centrali si stanno chiedendo se hanno fatto abbastanza per far migliorare la crescita nominale. Alcune stanno persino mettendo in discussione il loro approccio.

Iggo: attenti all’orso

Dopo aver intrapreso le misure necessarie per evitare un errore politico, la Federal Reserve resta in posizione di attesa. Almeno questo è quanto ha comunicato ai mercati a dicembre. Da allora, conclusasi la prima fase del processo di normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti, è tornata la propensione al rischio. La politica monetaria è neutrale, come lo è stata per più di dieci anni. Ma la banca centrale ha consentito ai mercati di rimbalzare e io mi aspetto che, durante le prossime settimane, si torni a testare le valutazioni prevalenti prima del 4° trimestre dello scorso anno.