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Iggo: va tutto bene

La Brexit avverrà tra due settimane, oppure sarà rinviata, o potrebbe non avvenire mai. Il Parlamento britannico è diviso, così come divisi sono i membri che rappresentano i due principali partiti politici. Il Paese è stanco e ci sono aspetti della vita economica che ne stanno risentendo. Anche nei casi in cui emerge qualche certezza, gli accordi commerciali a più lungo termine per le imprese britanniche restano alquanto incerti, sebbene ci stiano dicendo che verrà siglato un “bellissimo accordo” con gli Stati Uniti.

Iggo: il governo può spendere all’infinito

Le delusioni sul fronte della crescita e le preoccupazioni per la disuguaglianza mettono in difficoltà la politica economica tradizionale. Ad aggravare la situazione c’è l’inerzia apparente della politica in numerosi Paesi. Gli Stati Uniti sono ricorsi agli stimoli fiscali ma nessun altro Paese li sta prendendo seriamente in considerazione. Le banche centrali si stanno chiedendo se hanno fatto abbastanza per far migliorare la crescita nominale. Alcune stanno persino mettendo in discussione il loro approccio.

Iggo: attenti all’orso

Dopo aver intrapreso le misure necessarie per evitare un errore politico, la Federal Reserve resta in posizione di attesa. Almeno questo è quanto ha comunicato ai mercati a dicembre. Da allora, conclusasi la prima fase del processo di normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti, è tornata la propensione al rischio. La politica monetaria è neutrale, come lo è stata per più di dieci anni. Ma la banca centrale ha consentito ai mercati di rimbalzare e io mi aspetto che, durante le prossime settimane, si torni a testare le valutazioni prevalenti prima del 4° trimestre dello scorso anno.

Iggo: a caccia di rendimenti più alti

Le prospettive sui tassi di interesse restano poco brillanti per gli investitori obbligazionari che hanno come valuta base l’euro, il franco svizzero e lo yen. I rendimenti locali rimangono ancorati ai tassi negativi, una situazione che probabilmente non cambierà molto presto. L’ampliamento degli spread di credito nei mercati locali e nei mercati del reddito fisso in dollari lascia presagire rendimenti leggermente migliori nel 2019 rispetto allo scorso anno. Per esempio, oggi il rendimento del debito dei mercati emergenti in dollari è del 3,5% con la copertura in euro, circa 100 p.b. in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Iggo: non preoccupiamoci per i tassi

A dicembre abbiamo assistito a un forte aumento della volatilità, seguito a gennaio dal rimbalzo del rischio. La Federal Reserve ha trovato un nuovo accordo coi mercati. I tassi restano invariati e la pazienza diventa una virtù fondamentale per la politica monetaria. Non è chiaro se i tassi abbiano già raggiunto i valori massimi (secondo la maggior parte degli economisti i tassi neutrali sono leggermente superiori ai livelli attuali), ma possiamo dire che li hanno raggiunti per il momento.